LA (IN)CERTEZZA DEL DIRITTO

di Marco Calandrino*

L'art. 24 della Costituzione Italiana afferma: "Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi". L'art.111 poi spiega: "La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. Le legge ne assicura la ragionevole durata".
Partendo da questi princìpi molto chiari vorrei fare una breve riflessione. Da anni seguo in molti tribunali e corti d'appello d'Italia cause per risarcimento danni da emotrasfusioni infette e per indennizzo legge 210/92: una materia molto particolare, direi specifica. Avevo messo in conto la possibilità che la giurisprudenza potesse subire delle evoluzioni, avevo messo in conto che potessero coesistere diversi orientamenti, anche perchè in Italia non vige il principio del precedente vincolante.

 

Quello che non avevo messo in conto, e che continua a stupirmi, sono le enormi differenze da tribunale a tribunale, da corte a corte, sia in relazione ai tempi, sia riguardo al merito. Mi chiedo perchè una causa di puro diritto e con la giurisprudenza ormai consolidatasi (dal novembre 2011 la Corte Costituzionale ha di fatto messo la parola "fine" ad ogni dubbio), come quella per ottenere la rivalutazione dell'indennizzo ex lege 210/92, debba durare qualche mese avanti alcuni giudici e 4 anni avanti altri. Mi chiedo perchè in certi tribunali la sentenza venga pronunciata alla 1° udienza, mentre in altri vengano fatti due o tre rinvii "per discussione". Come dicevo, trattasi di questione di puro diritto, già risolta in via definitiva da Corte di Cassazione, Corte Costituzionale, Corte Europea di Strasburgo.
Gli interrogativi aumentano quando riscontro tali differenze di tempistica all'interno dello stesso tribunale, cioè fra i diversi giudici. Più articolato è il profilo delle cause per risarcimento danni, ma pure in tale materia non è facile districarsi: alle differenze di tempi si aggiungono orientamenti molto discordanti. I giudici hanno idee diverse sul momento in cui inizia a decorrere la prescrizione (dies a quo), sulla sussistenza della responsabilità per i contagi di determinati periodi, sulla valutazione del nesso causale, etc.
Mi capitò alcuni anni fa che un giudice mi dichiarò la carenza di legittimazione passiva del Ministero della Salute, ritenendo cioè che non fosse il Ministero a dover rispondere dei danni da contagio da emotrasfusioni infette: alla lettura della sentenza mi lasciai andare a un invito al giudice a confrontarsi con la sua collega della stanza a fianco che il giorno prima aveva pronunciato una sentenza in cui invece riconosceva il Ministero come legittimato.
Come potevo spiegare al cliente che avevamo perso perchè quel giudice aveva una sua idea personale che non trovava riscontro in altre sentenze?
Come potevo chiedere al cliente l'ingente costo del contributo unificato da versare allo Stato per impugnare la sentenza?
E come potevo successivamente spiegare al cliente che la Corte d'Appello alla 1° udienza aveva rinviato la causa di 5 anni?
Avremo mai in Italia una Giustizia in cui si possa parlare di certezza del diritto?

* Avvocato del Foro di Bologna